Storia di Matera

Pillole di storia di Matera La storia di Matera ha origini nel Paleolitico, come dimostrano gli oggetti custoditi nel Museo Archeologico nazionale Domenico Ridola, è perciò una città antichissima, il cui nome proviene dal greco Metèoron, cielo stellato. Si ipotizza che la città abbia avuto stretti rapporti con le colonie della Magna Grecia. Nel periodo […]

Pillole di storia di Matera

La storia di Matera ha origini nel Paleolitico, come dimostrano gli oggetti custoditi nel Museo Archeologico nazionale Domenico Ridola, è perciò una città antichissima, il cui nome proviene dal greco Metèoron, cielo stellato. Si ipotizza che la città abbia avuto stretti rapporti con le colonie della Magna Grecia.

Nel periodo romano, viene riedificata e cinta di mura e di alte torri, formando la Civita, al centro dei Rioni Sassi. Nell’Alto Medioevo, dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente e l’arrivo dei Longobardi intorno al VI secolo d.C. (nel 664 d.C. la città viene annessa al Ducato di Benevento), Matera, assume le caratteristiche di città. Nascono nuovi agglomerati sparsi, detti casali, che saldandosi alla Civita, divennero il Sasso Caveoso e il Sasso Barisano. La città viene contesa più volte dagli stessi Longobardi, dai Bizantini e dai Saraceni.

Nel VII sec. d.C. si insediarono varie comunità di monaci benedettini e greci bizantini che costruirono le varie chiese rupestri (ce ne sono circa 150), monasteri e abitazioni nella roccia. Nel 1663 Matera, dalla terra d’Otranto di cui faceva parte, fu inserita nella Provincia di Basilicata divenendone capoluogo fino al 1806, epoca in cui il capoluogo fu trasferito a Potenza. Questo è stato il periodo migliore della città.

Dal 1800 Matera ha subito un periodo di decadenza e abbandono, che l’ha portata ad essere considerata come una “vergogna nazionale”, una sorta di ghetto contadino, fino al 1952, anno in cui Alcide De Gasperi vara una legge speciale sui Sassi per cui 15.000 persone vengono spostate nei rioni nuovi della città moderna, costruita con piano regolatore. I Sassi divengono quindi proprietà dello Stato e nel 1993 divengono Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. Tutt’ora il 70% dei Sassi sono di proprietà pubblica e negli anni stanno subendo un processo di restauro e rivalutazione non indifferente.

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